A volte un libro può significare molto per alcuni e poco per altri. Due fattori però condizionano questo caso: l’indiscutibile figura storica della motorizzazione di massa italiana dell’Ape Piaggio e il garbato modo di presentare il libro e il soggetto. Leggere per crederci.
L’Ape, anzi la Lapa, Lape, o Apo, oppure Ape, certo, ma anche il Tuk-Tuk, il Gua-Gua. La Tre ruote, l’Apina per i più profani… Esatto, quel triciclo a motore, o quel fuoristrada a 3 ruote, o quel SUV che si guida in piedi, il negozio-magazzino ambulante, l’incrocio tra una Vespa e un camion, la Station Wagon cabriolet, il pick up dialettale, il camioncino con le porte ma non le portiere… Tra decine di splendide fotografie di Melo Minnella che immortalano nel mondo un oggetto-mito-archetipo del libero movimento urbano e rurale, Franco La Cecla, geniale, irriverente, lucido e spudorato urbanista e antropologo di fama internazionale scrive l’apoteosi dell’ Ape per aprire un nuovo brillante capitolo della sua personalissima “antropologia del quotidiano” in cui i primitivi… siamo noi... Ma per farlo, La Cecla avverte che occorrono alcune considerazioni preliminari:
1. che si sia disposti ad ammettere che un veicolo a tre ruote stia in piedi
2. che si abbia un’idea molto vaga dell’uso di un simile veicolo
3. che si pensi che ci si possa andare dappertutto, scale comprese
4. che si pensi che nulla possa essere più comodo
5. che si pensi che è l’unica alternativa alla decappottabile.
“Poste queste condizioni, gli individui degni di guidare la Lapa sono veramente pochi”, sono come “profeti di una nuova era della mobilità”. E ciò nonostante una diffusa ‘vergogna’ del produttore per il suo aspetto popolare, folk, dialettale, proletario, contadino. Priva di optional e dotata solo di funzioni, la Lapa non è mai metallizzata, non ha l’autoradio (salvo quella stranezza ceh fu l’Ape Cross), né aria condizionata, sedili in pelle, vetri elettrici… è un mezzo per pochi, in cui non c’è differenza tra chi siede a destra o a sinistra del pilota, non si staglia nel paesaggio, bensì ne è assorbita, e può altresì diventare un camioncino della frutta, un taxi, un gelataio, un porta-cugini o carro bestiame, altare di devozione, ambulanza, carro funebre, vetrina di leccornie, tracasser di vignaioli svizzeri… “L’Ape è un escamotage che ci libera per un momento dalla stupidità tecnologica in cui siamo calati”, con auto sempre più ingombranti che soffocano i centri storici, dilatano a dismisura i tempi della moderna e frenetica mobilità, l’Ape è il GOOGLE del trasporto che consente di trovare i posti dove volete andare, esplorare e visitare le città in modo amichevole, come se voi foste un mouse che percorre lo spazio urbano. “Insomma, è parte di quella modernità futura per la quale possiamo essere un po’ orgogliosi di vivere nella nostra epoca”. La voglia di capire e di andare a scavare oltre la superficie porta a descrivere cose che sfuggono perché troppo visibili. La Cecla, con Minnella, indaga qui l’antropologia del quotidiano, e ci invita a rivolgere lo sguardo anzitutto a noi stessi per stupirci di cose che diamo da sempre per scontate.
Franco La Cecla e Melo Minnella
L’APE. Antropologia su tre ruote
ed. elèuthera, pp. 96, euro 14
24 Jul 2009, 9:12am